Perché la Nepeta Cataria piace ai gatti?
21 giugno 2025

La Nepeta Cataria è una pianta esotica naturalizzata in Italia già da tempo, considerando che fu Plinio, storico dell’Antica Roma, tra i primi a parlarne. Il nome pare venga nientemeno che da Nepeto, antico nome di Viterbo, città dove fu introdotta e coltivata per la prima volta.
Se il nome latino può dire poco, quelli comuni raccontano sempre molto di più. Gattaia, erba dei gatti, erba gatta… E ancora: katzenminze in tedesco, catmint o catswort in inglese, hierbas de los gatos in spagnolo, herbe aux chats in francese… tutti epiteti che dicono la stessa cosa, insomma, e che provengono dal primo nome in greco: kattofilla.
L’unione che esiste tra questa pianta e i gatti sembra appartenere a un’antica tradizione condivisa, insomma, quantomeno in Europa, replicando il significato originale del nome popolare in così tante lingue.
Ma da dove viene questo legame?
La Nepeta Cataria è una pianta erbacea, dal caratteristico odore di menta, appartenendo alla sua stessa famiglia delle Lamiaceae. Spunta nei terreni “ben drenati, incolti, al margine di sentieri collinari, macerie, vecchi muri e nelle chiarie dei boschi di latifoglie”, come riporta Acta Plantarum.
Furono proprio i greci i primi a descrivere l’effetto di questa pianta sui gatti, influenzando il loro comportamento… in modo più euforico! Il responsabile di questo effetto è proprio quell’odore di menta, emanato, a livello chimico, da un composto terpenico che si chiama nepetolattone.
“Il nepetolattone ha sui gatti un’influenza neuroattiva. Al momento in cui vengono a contatto con la pianta ne percepiscono l’odore che agisce in modo inebriante alla stessa stregua del ‘feromone’ rilasciato dalle urine dei maschi. Per cui il felino inizia a fare le fusa strofinandosi su di essa, rotolandosi e assumendo un comportamento sessualmente eccitato, sia nei maschi che nelle femmine”.
Insomma Nepeta: “la pianta afrodisiaca dei felini”, un po’ come per noi potrebbe essere il cioccolato.
Ma se i padroni di gatti sono ormai di solito informati riguardo l’erba gatta, si sa molto meno degli effetti della Nepeta sull’uomo.
Purtroppo iniziamo subito col dire: nessun effetto inebriante! Ma lo stesso composto, il nepetolattone, che fa andare i gatti su di giri, per noi è addirittura utilissimo. Contiene infatti gli stessi composti aromatici di molte altre piante, come il Timo e la Menta, che sono il timolo e il carvacrolo. Ma pochi lo sanno…
Vincenzo Mazziotta, speziale della Basilica di San Paolo, insiste spesso nel dire che oggi tendiamo a cercare la pianta esotica, ma l’antica tradizione mediterranea ha già tutte le piante che ci servono. E soprattutto a noi, nel senso a chi vive proprio qui, in questo specifico luogo che è il grande bacino del mar Mediterraneo. Per cui insisteva spesso nel dire che oggi, per esempio, si usa tanto il Tea Tree oil. Ma “il Timo è molto più potente. Il carvacrolo”, presente anche nei chiodi di garofano per esempio, è usato tradizionalmente contro parassiti come pidocchi e acari.
Insomma, mano al Timo, ma anche all’Erba gatta, a questo punto! “I principi attivi della Nepeta Cataria sono utilizzati nella medicina popolare da molto tempo”. Per qualsiasi spasmo o crampo muscolare; per risolvere acidità di stomaco e flatulenza; come anticatarrale e sedativo di tosse e singhiozzo; per favorire il mestruo calmando eventuali dolori. Infine, si possono impiegare i giovani germogli in cucina per “insaporire di menta” pesce, carne e insalate.
C’è anche da dire che non tutti i gatti sembrano apprezzare la Nepeta. O forse non quelli sterilizzati. La gatta di mia madre non se la filò per niente quando gliela comprai. Mentre l’ultima pare apprezzare molto le semplici graminacee che spuntano tra le intersezioni delle mattonelle del terrazzo.
Alice Rinaldi
